Quando il censore è l’Europa e l’anti-copyright è Google. Sulla riforma UE e oltre – DinamoPress

di Daniele Gambetta e Alberto Manconi

Con l’auto-oscuramento di Wikipedia Italia ne hanno parlato tutti. Ma sulla direttiva europea sul copyright, bloccata dal Parlamento europeo, c’è molta confusione e paradossali posizioni politiche. È possibile invece immaginare un movimento per la libertà della rete e per l’autonomia dal dominio del capitalismo di piattaforma?

Nelle istituzioni europee in questi giorni si è discusso e votato qualcosa di molto importante. E no, non si tratta del rassicurante terreno di scontro delle sinistre europee “Ue Sì/ Ue No”, “Euro sì / Euro no”. E non si tratta nemmeno della hit di ogni recente estate, soprattutto italiana: è meglio torturare i migranti in arrivo alla “europeista” (come Minniti) o alla sovranista (come Salvini)?

No, stavolta si tratta “solo” di un tema che investe le nuove forme di creazione, diffusione e partecipazione politica; le quali rischiavano di venire attaccate – e ridotte – in nome di una velleitaria imposizione delle istituzioni europee sui colossi dell’ITC che detengono le redini finanziarie del mercato globale.

Nella mattina di giovedì 5 luglio, in seduta plenaria, il Parlamento Europeo ha bloccato l’iter per l’approvazione della direttiva sul copyright. Una riforma che da giorni stava facendo molto discutere, e contro la quale era partita una vera e propria campagna, #SaveTheInternet, sfociata nell’auto-oscuramento di Wikipedia Italia per sostenere la protesta.

Ma andiamo con ordine.

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